Quando le ossa parlano
Cosa ci dicono le spoglie svelate di Francesco d'Assisi
Eccole qui: le ossa di Francesco d'Assisi, visibili per un certo periodo sotto una lastra trasparente nella chiesa inferiore – svelate ora, otto secoli dopo la sua morte. Semplicemente presenti, offerte allo sguardo umano. Per i cattolici queste sono reliquie da venerare; molti altri cristiani, al contrario, guardano a tale pratica con un certo scetticismo. Eppure, qualunque sia la risposta istintiva, la domanda sorge quasi subito: cosa dice una simile visione?
Questi frammenti di vita ci interrompono. Incidono sulle storie che usiamo per attenuare la verità della nostra condizione. Ci ricordano che abitiamo una struttura che non abbiamo scelto e a cui un giorno abbandoneremo. E forse è per questo che la loro presenza può sembrare un richiamo. Non alla paura, ma all'onestà.
Spesso immaginiamo la teologia come qualcosa che appartiene al regno della pura astrazione, incontaminata dalla gravità della carne. Eppure anche il nostro pensiero è incarnato. Molto prima che qualsiasi concetto si formi, il nostro vivere insegna la dipendenza, espone la vulnerabilità, risveglia la gioia. Il significato si impone su di noi attraverso la trama stessa della nostra esistenza, ben prima che tentiamo di nominarlo – in quelle certezze pre-riflessive che, come osservava Antonio Livi, ogni bambino acquisisce molto prima della filosofia o della scienza: il fatto di essere qui e del continuo divenire del mondo, la consapevolezza di sé, la presenza degli altri, l'intuizione del giusto e dello sbagliato, il senso di una realtà fondante.








